Il calcio, luci ed ombre di uno sport che ha perduto la bellezza del gioco
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Il calcio, luci ed ombre di uno sport che ha perduto la bellezza del gioco
Certamente ne avremmo fatto a meno ma, stiamo vivendo, nostro malgrado, l'ennesimo scandalo del nostro calcio che, come se ce ne fosse stato bisogno, ha dato un ulteriore colpo a tutto il settore calcistico che sta attraversando uno dei periodi più tristi della propria storia sportiva.
Il calcio ha rappresentato infatti già a partire dal primo novecento uno degli sport più amati entrando a far parte, a pieno titolo, nel gotha del calcio internazionale.
L'Italia vinse infatti il suo primo campionato del mondo nel 1934 sotto la guida di Vittorio Pozzo e ripete' l'impresa nel 1938 con il medesimo allenatore.
Per poter vedere la terza vittoria occorsero ben 44 anni. Fu infatti Enzo Bearzot che condusse gli azzurri alla vittoria nell'indimenticabile avventura spagnola nel 1982.
Un campionato che vide la partecipazione e l'entusiasmo di tutto il Paese e soprattutto dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Fu un immagine dell'Italia che molti di noi, soprattutto i meno giovani, vorrebbero rivivere.
Forse quella alla quale sono più legati i più bei ricordi calcistici degli Italiani.
Eppure solo due anni prima, era il 1980, avevamo vissuto la prima grande caduta "dell'impero calcistico" con quello che venne chiamato "Totonero". Alcune squadre vennero retrocesse nella serie cadetta e vennero emesse squalifiche severisseme per i giocatori implicati.
Da quel momento il calcio ha cambiato quasi completamente la propria pelle, andando via via trasformandosi con le successive aperture delle frontiere che hanno visto l'ammissione nelle squadre di club prima ad un giocatore, poi a tre ed infine dell'intera rosa di una squadra professionistica.
E tuttavia questo cambiamento nella organizzazione delle squadre impegnate nella ricerca sul mercato Europeo di presunti campioni non diede quel supporto qualitativo in cui si confidava, complicando non poco l'aspetto finanziario dei club disposti ad affrontare super ingaggi a fronte di acquisti di veri e propri brocchi.
L'inserimento di quella che si riteneva una nuova linfa non fu infatti sufficiente ad evitare nel 2006 un nuovo scandalo definito "Calciopoli" in analogia al tonfo della politica a cui venne dato il nome di "Tangentopoli".
In quell'anno però il nostro calcio fu, nonostante tutto, capace di conquistare
l'ultimo grande traguardo della sua storia.
Il nostro coach riusci' infatti a costruire una squadra ricca di campioni di gran lunga superiori alla massa di Mister X in cerca di fortuna, provenienti dall'intera Europa.
Ricordare i nomi dei nostri giocatori può senz'altro essere utile ad avere meglio il valore delle forze in campo:" Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso, Gattuso, Pirlo, Camoranesi (Del Piero), Perrotta (De Rossi), Totti (Iaquinta), Toni. Allenatore: Lippi.
Questa è stata l'ultima grande Nazionale che "Mister Lippi" ha avuto la fortuna e la capacità di allenare portandola fino alla conquista del titolo di Campioni del Mondo.
Questi per sommi capi i periodi bui alternati a quelli che sono stati i momenti di splendore del nostro calcio.
Oggi, dopo 20 anni da quell'impresa,
siamo coinvolti in un altro episodio che sta di nuovo scolvongendo l'ambiente; quello che da molti viene già chiamato "arbitropoli".
È l'ennesima prova che i mali che stanno ormai affliggendo il nostro calcio sono tutt'altro che finiti.
E d'altra parte uno sport che riesce a muovere sistematicamente, per centinaia di volte l'anno, milioni di persone (come solo può fare il calcio), puo' trasformarsi inevitabilmente in una rete di interessi che possono, purtroppo, tradursi nei reati che conosciamo.
Per questo dobbiamo essere capaci di creare intorno a questo Sport minori aspettative, liberando il tifoso da quello stato d'ansia e frustrazione che genera rabbia e rancore. È necessario spegnere i toni anche da parte di giocatori e allenatori che non dovrebbero fomentare con le loro parole il giudizio dei tanti appassionati.
Smorzare i toni è la parola d'ordine, non offrire alla folla un assist per poter reagire con modi aggressivi e violenti.
Lo Sport è un bene della collettività e come tale va gestito. Tutto ciò che esula da tale presupposto può trasformarsi in un boomerang e può ritorcersi in potenziali
pericoli per tutto l'ambiente.
Arbitri, designatori, giocatori ed addetti ai lavori devono, anzitutto, essere garanti del rispetto delle regole dentro e fuori i campi di gioco.
È necessario tornare ad istruire i più giovani verso un'etica del calcio fatta di valori essenziali.
Occorre un'educazione allo sport che dia ai ragazzi basi morali oltreché tecniche.
In un mondo sempre più attento al risultato ed alla prestazione è necessario restituire a questo gioco umiltà e rispetto per l'avversario.
E' sempre più valido il motto di De Coubertin "l'importante è partecipare non vincere".
Occorre tornare a giocare per il gusto del gioco!
Non riduciamo lo sport ad uno scontro senza esclusione di colpi; riduciamo l'aggressività e diamo più spazio al fair play.
È questo ciò di cui ha bisogno il nostro calcio.
Impariamo da una delle piu' belle canzoni De Gregori " La leva calcistica del 56"
"Nino, non aver paura di tirare un calcio di rigore; un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo dalla fantasia!..."

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