Il carcere di Caliba
- 26 lug 2025
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Dalla sua cella del carcere di Caliba si poteva vedere il
mare.
Luigi aveva già trascorso li' 8 anni dei 10 previsti dalla sua condanna.
Gran parte delle ore le trascorreva leggendo o dietro le sbarre della sua finestra.
Di quel tratto di mare conosceva ogni segreto.
Durante tutto il suo periodo di reclusione cercò in ogni modo di vivere la sua pena mettendoci il meglio di sé stesso.
Si propose così alla Direzione per svolgere lavori per la sistemazione degli arenili in caso di eventi naturali estremi, per la pulizia delle aree boschive a rischio di incendio, nonché di tutti quegli interventi di carattere manutentivo che ciclicamente si ripetevano.
Il responsabile del carcere dopo i primi anni di reclusione, vista la buona condotta, ritenne quindi di potergli concedere queste autorizzazioni che costituivano, in qualche modo, un percorso di recupero sociale.
Luigi, durante i ripetuti interventi avvenuti nel corso del tempo aveva avuto modo di conoscere i pochi abitanti dell'isola. In particolare i vicini che avevano un casolare su un piccolo promontorio, che digradava sul mare. Li’ viveva Mara con il suo compagno.
Ed in quelle occasioni le aveva mostrato, come poteva, il suo interesse.
Lui era uno degli ultimi pescatori rimasti sull'isola.
Avevano un giardino, un piccolo orto, degli animali nell'aia e conducevano una vita estremamente, sobria ed equilibrata.
Si chiedeva,vedendoli dalla sua cella, se quel loro amore fosse stato sufficiente per
vivere, una vita intera, su un'isola semideserta.
Il destino volle che quell'equilibrio fosse spezzato dagli eventi.
L'uomo con il quale aveva condiviso la sua vita venne, infatti, stroncato da un infarto fulminante.
Il funerale e la tumulazione vennero celebrati dal cappellano del carcere ed il corpo venne sepolto in un piccolo cimitero posto nelle vicinanze.
Dopo quei fatti la donna lasciò l'isola e Luigi si trovò improvvisamente smarrito.
Decise così di scriverle perché potesse capire meglio le sue intenzioni.
“Cara Mara, ti sembrerà strano che mi rivolga a te in questo modo, ma hai rappresentato in questi otto anni di carcere la mia stella cometa. Hai riempito la mia solitudine e lenito il mio dolore.
Ti ho sempre immaginata come una donna forte e sensibile ed ho sempre creduto che saresti potuta essere la mia donna ideale ed ora, che la mia pena sta per finire, sono convinto che questa possa essere l'ultima occasione della mia vita.
Sono disposto a continuare a vivere sull'isola per restare con te e sono convinto che, insieme, riusciremo a vivere una vita dignitosa ed essere una coppia felice.
Il 31 Dicembre sarò finalmente un uomo libero e vorrei festeggiare il nuovo anno con te.
Spero di avere presto tue notizie.”
La sua risposta arrivò 15 giorno dopo:
“Caro Luigi, so quello che provi sono stata anch'io una detenuta di Caliba. Comunque tornerò a casa il 15 Dicembre, e avremo modo di parlarne insieme.
A presto.”






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