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La famiglia del bosco



Temo si stia confondendo ciò che riguarda l'aspetto sociale che raccoglie quell'ampio spettro di azioni e di interazioni che costituiscono le basi per una crescita di un bambino, con un episodio del tutto avulso da un plausibile progetto educativo.


In effetti creare i presupposti per consentire la crescita e lo sviluppo di un adulto consapevole e cosciente secondo principi universalmente riconosciuti

affinché possa sviluppare la socialità ed il suo equilibrio psicofisico, non è una scelta del genitore, è un esigenza sociale.


Infatti, per quanto vivere in un bosco in completa libertà possa rivelarsi per un bambino fonte di ispirazione e creatività oltreché un esercizio ludico, non si può certo assumere questa esperienza come metodo educativo generale.


L'educazione è, infatti, anzitutto, il modo attraverso il quale, i giovani entrano in contatto con il mondo che li circonda e per farlo devono avere assimilato le regole che sottendono i rapporti umani. Regole che invece risultano del tutto assenti in un contesto come quello in questione.


Nel caso in questione il presupposto dei genitori di ritenere sufficiente la loro genitorialita' per garantire ai loro figli un'educazione capace di sostituirsi in tutti gli aspetti sociali ed educativi ad un percorso istituzionale, come quello scolastico, appare, fuori da qualsiasi logica.


Inoltre i ripetuti riferimenti al fatto che questa esperienza li abbia preservati da una vita familiare, ormai, viziata da stereotipi che la identificano come un luogo privo di empatia e di sentimenti non può essere considerata una verità assoluta.


Ancora una volta la verità va letta, invece, nella mancanza del sistema famiglia; sistema che non trova più nei ruoli dei genitori linee di condotta adeguate in grado di trasmettere ai propri figli corretti modelli di vita.


L'uso, ovvero l'abuso degli smartphone che si manifesta attraverso contatti, whatsapp, giochi elettronici, video che sconfinano oltre i valori etici, lasciando i ragazzi soli nei loro excursus digitali, crea necessariamente vuoti interiori che i genitori purtroppo non riescono a colmare.


Ma se questi vuoti servono a giustificare queste "anomalie sociali" che vedono famiglie vivere isolate in un bosco lontane da ogni forma di civiltà, si rende necessario fermarsi e riflettere su questo argomento.


Diamo esempi validi e tangibili ai nostri figli, non abbandoniamoli a realtà virtuali, forniamogli modelli di vita alternativi a quelli che siamo abituati ad offrire.

Cerchiamo di restituire valore e spessore al ruolo di padre offrendo contenuti tangibili e valori umani.

Solo così potremo evitare di cadere nell'errore di pensare che vivere isolati in un bosco possa rappresentare un modo per migliorare la nostra esperienza che nasce da processi evolutivi che traggono origine da millenni di Storia.


Forse dovremmo tornare a stare con i piedi per terra.



 
 
 

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