Quando la maturità aveva uno specifico significato
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Quando la maturità aveva un suo specifico significato.
La parola italiana mite deriva dal latino mitis, che significa originariamente "tenero", "maturo" e "dolce".
L'etimologia della parola, visto l'uso comune che si fa oggi di questo vocabolo, assume nel caso specifico, un significato tanto più rilevante.
"La maturità" infatti risultava essere la parola chiave per cercare di capire quale fosse il percorso educativo e psichico di un ragazzo nella fascia d'età dai 14 ai 18 anni.
Risposta che, oggi, non sarebbe assolutamente scontata e soprattutto richiederebbe una argomentazione così articolata che necessiterebbe di un'analisi sociale su larga scala.
Una volta, e quando dico "una volta" parlo delle generazioni del precedente millennio, direi, quelle comprese tra gli anni 60, fino agli anni 90, si affermava con sufficiente approssimazione al vero, che la maturità dovesse arrivare con i 18 anni.
Circostanza suffragata dal fatto che l'esame del liceo classico, dello scientifico e degli istituti tecnici, che chiudeva il percorso di studi delle classi superiori, veniva appunto definito come "esame di maturità".
Oggi, anche volendo, non riusciremmo, in alcun modo, ad identificare quell'esame come ultima tappa di un percorso scolastico, educativo e sociale.
Questo, proprio, perché la nostra società ha cambiato radicalmente. Il tessuto sociale non è più riconducibile a quello del precedente millennio perché sono cambiati gli obiettivi ed il modo di pensare.
Non esiste più un certo tipo di futuro. "Il domani" tanto invocato dai nostri professori non è più un obiettivo da conquistare. Un futuro svalutato, infatti, non risulta più un traguardo. Ma soprattutto non esiste più l'idea della speranza.
In questo mondo che corre così velocemente e cerca le sue risposte nella forza, nella sopraffazione e nell'odio non c'è posto per la maturità ed il futuro è già scritto.
I ragazzi di oggi hanno avuto la sfortuna di nascere nel secolo sbagliato.
Il fallimento delle generazioni attuali, il sempre crescente clima di odio e d'insicurezza che si respira nascono proprio dalla mancanza di un apertura, di una prospettiva che possa coinvolgerle in una ricerca del nuovo.
"La maturità" va costruita attraverso programmi scolastici adeguati, attraverso la formazione di una cultura che tenga conto, soprattutto, delle materie umanistiche.
Lo studio dei "classici" è fondamentale, non è un opzione o una seconda scelta.
Ripartiamo dalle basi, non parliamo di IA, se non sappiamo leggere e tantomeno capire una Poesia.
È sbagliato porsi il problema della maturità di un ragazzo se prima non si analizza il suo percorso socioeducativo.
La violenza, l'odio, l'ignoranza l'analfabetismo funzionale sono tutti aspetti che impediscono un corretto inserimento sociale.
Su questo dobbiamo lavorare per restituire alle nuove generazioni una speranza per il loro futuro.




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