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C'era una volta il mito della "Brava persona"

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min


C'era una volta, proprio come si introduce una fiaba per bambini, quella che veniva, comunemente chiamata, "Una brava persona."

L'appellativo definiva, appunto, nel suo significato, la figura di una persona che racchiude in sé quelle doti di umanità che la rendono umile e rispettosa delle esigenze altrui.


Locuzione, peraltro, accompagnata da altri modi di dire come: "E' un uomo di parola", "È una persona rispettabile", oppure "È una persona d'altri tempi" .


E probabilmente è proprio quest'ultimo detto che esprime in modo netto il valore di questa affermazione. "È una persona d'altri tempi" infatti sembrerebbe avallare

il presupposto che di brave persone ce ne siano sempre meno.


Pensando alle nostre società moderne risulta, invero, molto più complicato esprimere in modo netto e chiaro questo concetto verso qualcuno.

I rapporti interpersonali diretti si limitano infatti a quelle poche persone che classifichiamo come "amici", ma difficilmente saremmo pronti a dare il medesimo giudizio nei confronti di persone che abbiamo conosciuto, ad esempio, tramite i social.


La locuzione "È una persona d'altri tempi", identifica infatti uno stereotipo che nelle attuali società risulta difficile identificare.


Vale la pena ricordare a questo proposito la definizione di "Società liquida" del Sociologo Zygmunt Bauman che sta sd indicare che legami, valori e identità non sono stabili ma fluidi e provvisori.


È quindi del tutto naturale che le definizioni di cui sopra non possano trovare riscontro nel concetto di Bauman dal momento che le stesse poggiano le loro basi su

presupposti completamente opposti a quelli delle attuali società moderne (famiglie durevoli, lavoro che poteva durare tutta la vita, tradizioni solide).


Nel corso dei secoli, infatti, tali presupposti hanno subito una svalutazione del significato stesso, relegando, per motivi diversi, le brave persone nella categoria dei perdenti.

Molti sono infatti gli esempi anche nella nostra letteratura, di personaggi che pur esprimendo quelle caratteristiche che ne identificano i valori morali, vengono individuati nella narrazione come vittime predestinate (vedi Renzo e Lucia nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni).

E, per restare tra i classici della letteratura europea, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, trascinato nelle sue gesta da ideali impossibili, nonché al personaggio de "I miserabili" di Victor Hugo, Jean Valjean, che da ex galeotto si trasforma in un uomo di infinita carità e la cui bontà viene messa alla prova da una società spietata.


Fa eccezione in questo senso buona parte della letteratura russa che descrive, invece, in molti casi, per mano dei suoi autori di maggior valore "La brava persona" soprattutto come individuo "giusto" e "totalmente buono."



Quanto sopra, non per fare distinguo letterari, ma per evidenziare come questa specifica figura assuma sfumature diverse in relazione al tessuto sociale, alla situazione politica, ma soprattutto grazie al bagaglio culturale e religioso nel quale il quadro narrativo si muove.


Se dovessimo cercare di trovare nelle nostre società moderne questa fattispecie di persone faremmo certamente fatica a catalogarle secondo questi determinati criteri.


Temi, ormai, ben lontani da quelli che sono, oggi, gli stereotipi della nuova letteratura.

Letteratura, ormai svuotata dai suoi significati più profondi che è ben lungi da voler rappresentare temi di tale natura.


"La brava persona" infatti sembra nascere, ormai, priva di quell'humus culturale che ne costituiva le basi. La crisi dell'identità religiosa, così come ci eravamo abituati a conoscere, ha inaridito, infatti, il nostro bisogno di umanità spingendo le nuove generazioni verso cliché lontani da quei principi etici.


Constatazione che non può che accompagnare il decadimento di una società con il conseguente declino delle virtù in genere e di quei valori che hanno sempre costituito le basi per una convivenza civile, rispettosa delle regole, del buon senso e dell'educazione.

 
 
 

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