La festa dell'Epifania
- 6 gen
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La festa dell'Epifania per la sua raffigurazione nel Presepe che ha avuto inizio, grazie a San Francesco a partire dal 1223, è senz'altro quella che é rimasta nel corso dei secoli, più vicina all'esperienza umana.
Il "piccolo" Gesù è infatti un bambino che nasce in una grotta con una mangiatoia, in condizioni di povertà e di bisogno presentandosi al mondo in tutta la sua precarietà, la sua debolezza.
Il pastore o il viandante che nel corso del suo cammino lo incontrano, lo riconoscono così, come Gesù di Nazareth; incarnato per salvare l'uomo ed accompagnarlo in un percorso di fede e di speranza.
Gesù si rivela, infatti nella sua veste più umile, nascendo in una stalla, chiarendo in questo modo al mondo la sua volontà di manifestarsi alla stregua di tanti altri esseri umani, nella sua piu' assoluta semplicità.
Egli, infatti, non garantisce né ricchezze, né certezze, ma spinge l'uomo a trovare la felicità attraverso l'amore per il suo prossimo.
D'altra parte sin dalle prime parole di Luca quella povertà si denota nel Vangelo nella figura di Maria dicendo: «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7).
Così facendo mette a nudo la sua vita portando a conoscenza il suo popolo dell'umiltà delle sue origini e della sua vicinanza al mondo animale e contadino.
Lo stesso viaggio di Giuseppe e Maria da Nazareth a Betlemme in Giudea, a causa del censimento voluto da Agusto, induce così i fedeli a testimoniare la loro fede riconoscendo, nella grotta di Betlemme, la figura del Messia.
Assume, nella fattispecie, un valore aggiunto il significato della visita dei Magi che provenivano dai tre continenti diversi allora noti ovvero (Europa, Asia e Africa) intendendo in tal senso che la missione di Gesù non aveva vincoli di cultura, di appartenenza o di razza, ma era rivolta all'intera umanità.
La rivelazione della divinità di Dio viene in tal modo resa nota agli stessi Re Magi Melchiorre, Baldassarre e Gasparre che gli offrirono in dono rispettivamente: l'incenso, l'oro e la mirra.
Ed è questa consacrazione che attribuisce alla sua figura un valore universale accomunando ogni essere umano a quel messaggio di speranza che, ancora oggi, si leva dalla grotta di Betlemme.
Ed è proprio da quella mangiatoia, che si erge come culla dell'umanità, che si alza quel vagito. E' la voce di Cristo che ammonisce ed invoca al richiamo alla pace ed alla fratellanza senza le quali l'uomo non potrà trovare alcuna salvezza.







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