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Disabilità, il viaggio dell'uomo nelle sue imperfezioni

  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 2 min



Il problema della disabilità ha accompagnato l'evoluzione dell'uomo fin dalla sua comparsa sulla terra.


Ogni essere umano, infatti, nel suo viaggio nella Storia ha sempre portato con sé, inconsapevolmente, il suo alter ego ovvero l'uomo disabile.

Ed è, praticamente, fin dai primordi che si dibatte su questo argomento lasciando, in ultimo, in ciascuno di noi  il dilemma, rispetto a questa dualità.

In realtà il tema della disabilità non è mai stato affrontato in forma sufficientemente divulgativa nell'intento di avvicinare l'individuo a questa realtà, ma ci si è limitati a legiferare , vedi la Legge 62 del 2024,  introducendo  appunto, norme che consentissero secondo il principio "«dell'accomodamento ragionevole» (in attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità) con l'obiettivo di garantire la piena partecipazione e l'uguaglianza sostanziale nei diversi ambiti di vita, studio e lavoro."

Ma quali sono gli strumenti da usare per poter dare alla vita di un disabile lo stesso valore rispetto a quella del suo alter ego (uomo abile)?

A parte l'aspetto fisico che può testimoniare lo stato di una specifica disabilità quali sono i criteri per stabilire un range nel quale classificare un individuo per definirlo abile?

Ed ancora cosa definisce un individuo una persona normale? Ci sono leggi che, possono determinare senza alcun margine d'errore, la parola disabile?

La disabilità va affrontata anzitutto, nella sua interezza, sotto il profilo sociale.

Chi non sa riconoscere un  individuo affetto da disabilità come essere umano considerandolo alla stregua di sé stesso è, infatti, lui stesso portatore di disabilità!

Una società civile deve saper integrare le persone diversamente abili accogliendole ed includendole nei propri percorsi istituzionali garantendo equità e possibilità di crescita.

Non di rado si evidenzia,


infatti,  che molte di queste persone, proprio perché impossibilitate ad esprimere una presenza fisica comune agli stereotipi conosciuti, hanno, invece, capacità molto più pronunciate nei vari campi dell'arte; dalla musica, alla letteratura, al disegno, alla scultura, etc.

La disabilità è quello stato sociale di chi si muove in un mondo di presunti abili senza avere la possibilità di poter dare forma alle proprie effettive capacità e per questo ancor più emarginato.

La nostra mente  nasconde spesso aberrazioni  che  vanno ben oltre quegli handicap visibili  e per questo inconfutabili, ma che nello stesso modo omologano distinzioni e pregiudizi, che non   si evidenziano in handicap fisici, ma si proiettano nella società con conseguenze che possono avere un impatto ben più pesante.

Forse lo Stato e quindi tutte quelle istituzioni che sottendono all'educazione, all'insegnamento, alla formazione ed in genere allo sviluppo di un individuo dovrebbero assicurare una crescita civile secondo rigidi principi morali che possano evitare erronee interpretazioni.

La civiltà di un popolo si legge, infatti, soprattutto nell'attenzione che pone nel garantire un equo sviluppo per tutti i suoi cittadini, ove il tema della disabilità deve rappresentare, obbligatoriamente, uno dei punti chiave di quel processo.

Come ho già scritto di recente riguardo a questo tema "la disabilità è un problema di chi la percepisce, non di chi ce l'ha!"

E' necessario quindi trasformare quella percezione  in un processo di condivisione affinché possa rappresentare per il futuro un modo di avvicinare due mondi che devono,  necessariamente, avere la capacità di crescere ed integrarsi reciprocamente.






 
 
 

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