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La maschera

  • 17 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Sì succede così. Si muore e si rinasce per uno screzio, per un fraintendimento, per quelle frasi apparentemente innocue che lentamente si insinuano nei nostri pensieri.

Si muore perché siamo umani, perché percepiamo il dolore e perché il dolore è parte inscindibile della nostra vita.


Per questo per vivere abbiamo bisogno di una maschera. Una maschera che in quei momenti ci possa nascondere e mostrare quello che non siamo.


Iniziamo dal mattino quando guardandoci in uno specchio ci accorgiamo che dietro quel volto qualcosa si spegne. Se ne va.

E in quel preciso momento la nostra prima lacrima irrompe, scende silenziosa e cade nella nostra "scatola delle lacrime."


Eppure è in quell'attimo che torniamo ad essere umani che riconosciamo le nostre fragilità e riusciamo ad essere noi stessi.


Ma è proprio da quel momento che, per affrontare la nostra battaglia, la nostra faccia non sarà più quella.

Saremo una volta maschera ed un'altra esseri umani.

Decideremo cosa essere al momento dell'abbrivio.


E così accade continuamente, ininterrottamente, nell'irrisolto dubbio se nascondere il nostro vero volto od indossare quella maschera che è ormai parte di noi.


Ed ogni volta che assumiamo un diverso ruolo fingiamo; assumiamo un'identità idonea alla figura che dobbiamo ricoprire.


È il teatro delle maschere che prende nome e forma in quell'antico e consueto gioco che Pirandello ha voluto, magistralmente, insegnarci nella sua vasta letteratura.


Ad ogni maschera corrispondente un soggetto diverso; qualcuno con cui doverci confrontare. Un nuovo ostacolo, un altro esame da superare.


E di volta in volta, ad ogni cambio di maschera, in agguato, la possibilità di una nuova sconfitta. Una nuova lacrima.


Per questo ogni uomo ha nel suo cuore migliaia di croci; croci che hanno segnato la sua esistenza e lo hanno indurito, cambiato.

Ed in quelle croci c'è tutta la sofferenza umana.

Il bisogno profondo di dare significato alla propria esistenza unito alla consapevolezza che nella propria vita potrà godere solo di brevi e fugaci attimi di felicità.


Ed è, appunto, questo il suo compito, dare luce alla sua vita, cercando in ogni istante di dare il meglio di sé, sapendo che per ogni obiettivo raggiunto c'è sempre sul suo comodino "la sua scatola delle lacrime."

 
 
 

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